domenica 21 settembre 2014

Milano, la donna in culotte: la nuova moda di Dolce e Gabbana



Esplode come un vulcano la sensuali tà della donna vestita Dolce e Gabbana, che hanno mandato in passerella una collezione barocca e ad alto tasso erotico dove la Sicilia dei carretti e del sacro cuore, dei corsetti e dei ricami, incontra la Spagna delle corride e del flamenco. Più 'Sangue e arenà che 'Carmen', senza nacchere e pettinini, ma con pizzi e garofani.
Che la sfilata sia 'calientè lo si capisce subito: da uno scrigno tutto rosso esce la prima modella, vestita come dopo una notte d'amore, con la grande giacca da toreador ornata da passamanerie portata con le culottes di raso con ricami. Un incontro tra maschile e femminile che non ha nulla di androgino, anzi, serve a liberare una sensualità tutta mediterranea, vestita di minigonne in pelle ricamata con cuori, perle, diamanti e macramè, portate con sandali intagliati il cui tacco si apre con una chiave e custodisce, come un tabernacolo, una miniatura del sacro cuore. Cuore che ritorna nelle borse, nei jeans ricamati con metallo e pietre per una collezione che - spiegano Stefano e Domenico - «è tutta impostata sull'amore».




Un sentimento che «dà alle donne il potere di essere femmine, di non aver paura di essere seduttive». Una carica erotica che vuol far saltare «la cappa di bon ton, falsità e perbenismo di questi anni di donne tutte belle, colte, aristocratiche». Se le donne di oggi sono quelle di Instagram, «tutte precise e ritoccate», «questa è reale, con passione», ma anche con ironia. Così, tra un'uscita e un'altra, Dolce e Gabbana hanno voluto inserire anche il blocco delle «terrone» («detto con orgoglio - sottolineano - si intende») vestite con quelle creazioni che sono la loro firma: il body corsetto «Dolce», il tailleur che loro
chiamano ironicamente «vengo a prendere un caffè», l'abito scollato da «sedotta e abbandonata». Tutti capi neri e tutti accompagnati da borsetta e bambola, con una serie di 'dolls' con tanto di scatola, abbigliate di tutto punto, come se fossero regali portati dalla Sicilia.

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